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Dalla Privacy al nuovo “Pacchetto protezione dati”

(10/05/2016)

   Le origini moderne della privacy (riservatezza), si fanno risalire,  da un punto di vista dottrinale, a due noti giuristi statunitensi, Samuel Warren e Louis Brandeis, che diedero alle stampe un saggio intitolato The Right to Privacy ( pubblicato in Harvard Law Review nel 1890),  dopo aver intentato una causa contro le indiscrezioni sulla vita matrimoniale della moglie di Warren da parte di uno dei primi giornali ad utilizzare la stampa a rotativa, la Evening Gazette di Boston. In realtà non furono proprio Brandeis e Warren i primi a porsi il problema di una tutela della riservatezza dell’individuo. Due anni prima, nel 1888, il giudice Thomas Cooley scrisse un saggio sugli illeciti extracontrattuali in cui esaminò il diritto alla privacy come funzionale alla sicurezza personale e fu proprio il giudice che coniò un’interessante formula che venne poi utilizzata da molta dottrina e giurisprudenza successiva, e ripresa due anni dopo dagli stessi Brandeis e Warren, anche se in forma sintetica ed in ambito diverso: “the right to one’s person may be said to be a right of complete immunity: to be let alone”. A seguito dei  repentini cambiamenti sociali, politici, economici e tecnologici, il diritto alla privacy ha acquisito il significato di potere individuale di controllare tutte le informazioni personali raccolte da altri, non solo per sorvegliare, ma soprattutto per la fruizione di una serie di beni e servizi. L’interessato quindi acquisisce un diritto di accesso, di rettifica e di impedirne, in presenza di determinate condizione  la condivisione.

   In Italia i primi casi giudiziari di violazione della privacy riguardano persone note o pubbliche tra i quali spicca quello che del celebre tenore partenopeo Enrico Caruso. Dopo la sua prematura scomparsa venne realizzato il film dal titolo “Caruso. Leggenda di una voce” contestato dagli eredi e familiari in quanto descriveva le umili origini, la dipendenza da alcool e il tentato suicidio del cantante. I giudici di primo e secondo grado riconobbero, sulla base di una interpretazione analogica dell’art. 10 cc,  il diritto alla riservatezza affermato dagli attori mentre la Cassazione negò l’esistenza di tale diritto nel nostro sistema giuridico (sent. 4487/1956). Solo anni dopo, la  Suprema Corte, riconoscerà il diritto alla privacy nel famoso caso di Soraya Esfandari, la ex imperatrice di Persia.

privacy

   Nel 1996 , al fine di rispettare gli Accordi di Schengen e dare attuazione alla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo, e del Consiglio, relativa alla tutela dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati, il legislatore Italiano interviene, per la prima volta, sulla materia con due leggi: la legge 31 dicembre 1996 n. 675, Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, e la Legge 767/91 con la quale delega  al Governo il compito di emanare disposizioni integrative della legislazione in materia di tutela delle persone.

  Col passare del tempo, la sopravvenuta complessità normativa immancabilmente creatasi in seguito all’approvazione di norme diverse,  ha reso indifferibile l’emanazione di un Testo Unico, il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, che ha riordinato interamente la materia. La normativa al momento vigente va desunta dal d. lgs. n. 196/2003 intitolato “Codice in materia di protezione dei dati personali“, entrato in vigore il 1º gennaio 2004. La legge si applica a tutti i dati personali e a tutte le operazioni di trattamento di dati personali ed è stata oggetto di successivi interventi di modifica l’ ultimo dei quali avvenuto con il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151.

   Il 4 Maggio ca sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUUE) i testi del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali e della Direttiva che regola i trattamenti di dati personali nei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini. Si tratta del passaggio finale per l’entrata in vigore del nuovo “Pacchetto protezione dati”, l’insieme normativo che definisce un quadro comune in materia di tutela dei dati personali per tutti gli Stati membri dell’UE. Il Regolamento sarà vigente 20 giorni dopo la pubblicazione in GUUE, per diventare definitivamente applicabile in via diretta in tutti i Paesi UE a partire dal 25 maggio 2018, quando dovrà essere garantito il perfetto allineamento fra la normativa nazionale e le disposizioni del Regolamento. La Direttiva, invece, è vigente dal 5 Maggio e impegna gli Stati membri a recepire le sue disposizioni nel diritto nazionale entro 2 anni.

 Dottssa Eva Simola

Pubblicato da evasimola

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