Monte di Pietà/credito su pegno

     Furono i frati francescani, nel Medioevo, a ideare l’istituto del Monte di pietà (che prese il nome dall’ insegna che ritraeva la Vergine della Pietà) al fine di evitare il ricorso all’usura grazie alla fornitura di un microcredito a basso o nullo tasso d’interesse. Oggi questo, antico istituto, si chiama credito su pegno e ha visto un incremento del 30,50% di utilizzo durante il periodo dell’emergenza sanitaria Covid19 a dimostrazione del fatto – come ricorda Federconsumatori – che il rischio indebitamento è sempre più alto.

   Si ricorre al credito su pegno per la sua semplicità e velocità: per accedere al prestito basta presentarsi con il bene da impegnare, la carta di identità, il codice fiscale, oltre a rispondere a un breve questionario. La banca tramite il proprio perito stima il bene e successivamente anticipa subito circa il 35/40% del valore impegnato (peraltro la legge indica anche gli importi massimi: massimo 4/5 del valore di stima del bene per i preziosi e massimo 2/3 per gli altri beni). Ad esempio volendo impegnare l’anello d’oro della nonna che ha un valore di stima di 300 euro otterremmo il diritto a un prestito di 200 euro in quanto il prezzo inferiore garantisce, alla banca, la possibilità di rientrare in possesso della somma prestata con gli interessi.

    La banca rilascia contestualmente al cliente una polizza al portatore che indica la data del riscatto (in genere la durata è di 6 mesi ma può essere rinnovata) e gli interessi da pagare. La durata prevista per legge va da un minimo di 3 mesi a un massimo di un anno. In caso di assenza di riscatto la banca mette in vendita il bene per riavere la cifra prestata e gli interessi connessi.

(Immagine web)

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